Affinità e divergenze tra il 3-4-1-2 e il 3-5-2

Alla ripresa della precedente stagione calcistica, a seguito dello stop imposto dal lockdown, l’Inter si era presentata con un modulo differente, il 3-4-1-2, ma soprattutto con una serie di novità tattiche volte a risolvere le criticità emerse nei mesi precedenti alla sosta; il cambio di modulo era finalizzato soprattutto a inserire Christian Eriksen, che infatti nelle prime gare post-lockdown è partito sempre titolare come trequartista alle spalle delle due punte. Le tante gare ravvicinate e il poco tempo a disposizione dell’allenatore per sviluppare al meglio i nuovi meccanismi di gioco hanno indotto Conte a fare un passo indietro e tornare a disporre la squadra col 3-5-2, il modulo su cui aveva posto le basi del suo progetto tecnico e che probabilmente meglio si adattava alle caratteristiche dei calciatori a disposizione. Col ritorno al 3-5-2 l’Inter è così riuscita a chiudere il campionato al secondo posto e ad arrivare fino in finale di Europa League subendo una sola rete fino alla gara contro il Siviglia. Con l’avvento della nuova stagione, sin dalla prima amichevole stagionale, l’Inter è scesa in campo col 3-4-1-2, a testimonianza della volontà di inserire nel progetto tecnico un giocatore come Eriksen; Conte ha intuito le doti del danese, eccezionale nel servire l’ultimo passaggio e nel calciare verso la porta avversaria, ma non è ancora riuscito a comprendere come mettere le sue qualità al servizio della squadra. Le difficoltà di collocazione di Eriksen han fatto sì che Conte sempre più spesso gli abbia preferito Barella nel ruolo di trequartista; alle difficoltà di inserimento del danese si è poi aggiunta la fragilità difensiva della squadra, che nelle prime 8 gare di campionato ha incassato ben 13 reti.

Sin dalla sfida di Valdebebas contro il Real Madrid, Conte aveva schierato la squadra col 3-5-2, confermando questa disposizione contro l’Atalanta; alla ripresa del campionato, dopo la pausa delle nazionali, nella gara contro il Torino Conte era ritornato al 3-4-1-2, e probabilmente l’ultima mezz’ora disputata contro i granata aveva convinto Conte a giocare la gara di Champions League contro il Real Madrid a San Siro col 3-4-1-2; la disfatta europea ha probabilmente indotto Conte e il suo staff a ritornare al 3-5-2, forse anche a seguito di un confronto coi calciatori nel post-partita di Inter-Real Madrid.

In una delle prime conferenze stampa di questa stagione, Conte aveva dichiarato che i moduli-base su cui avrebbe concentrato il suo lavoro sarebbero stati il 3-5-2 e il 3-4-1-2, facendo intendere che differenti soluzioni tattiche sarebbero state utilizzate soltanto a gara in corso. Non è dunque da escludere la possibilità di vedere in futuro la squadra disposta col 3-4-1-2, soprattutto se l’accorgimento dovesse essere tarato sullo specifico avversario; peraltro i due moduli, per quanto possano apparire simili, risultano molto differenti, non tanto nella semplice disposizione in campo, quanto per dispositivi di gioco e compiti richiesti dall’allenatore. Ci apprestiamo dunque ad analizzare le differenze tra il 3-5-2 e il 3-4-1-2.

Fase di possesso – costruzione
La prima costruzione nerazzurra varia sia in base all’attitudine dell’avversario, sia al modulo adottato. Col 3-5-2 l’Inter è solita coinvolgere maggiormente Handanovic, chiamato a giocare prevalentemente passaggi corti, e avvia spesso l’azione con una serie di passaggi laterali e retropassaggi mirati ad attrarre la pressione; davanti ai tre centrali si posiziona il mediano, con le mezzeali che si aprono per liberare linee di passaggio centrali. Anche col 3-5-2 il mediano (solitamente Brozovic) è solito abbassarsi, ma questo abbassamento non è sistematico e rimane alla discrezione dei costruttori di gioco, soprattutto quando l’avversario rinuncia a pressare la prima costruzione nerazzurra, per poi sviluppare attacchi rapidi e verticali.

L’Inter costruisce da dietro, Brozovic si posiziona dietro la prima linea di pressione. I centrali nerazzurri eseguono una serie di passaggi verticali per attrarre la pressione avversaria, così da creare situazioni di 1v1 tra la punta e il centrale avversario, prontamente avviata da Bastoni, che serve lo smarcamento profondo di Sanchez.

Col 3-4-1-2 la tendenza è differente: innanzitutto, l’Inter mira sin da subito a consolidare il possesso nella metà campo avversaria; per giungere nel minor tempo possibile nella metà campo avversaria, i nerazzurri si affidano o all’abbassamento sistematico del mediano, che consente al braccetto di salire ben oltre la linea dei centrocampisti per creare una connessione con il mediano, la punta (solitamente defilata) e l’esterno che si accentra nel corridoio intermedio.

Vidal, telecomandato da Conte, si abbassa sulla linea dei centrali. L’arretramento del cileno consente a Skriniar di sganciarsi dalla linea di difesa, mentre fuori inquadratura Hakimi aggiusta la sua posizione venendo dentro al campo.

In alternativa, con squadre che pareggiano il numero di giocatori nerazzurri in prima costruzione, con un atteggiamento uomo su uomo, l’alternativa diventa il lancio di Handanovic, spesso direzionato su Lukaku, così da mettere i mediani nerazzurri in condizione di conquistare la seconda palla.

La differenza tra i due moduli può essere letta dal dato relativo al possesso palla sviluppato nella propria metà campo: infatti, nelle gare in cui erano partiti col 3-5-2, i nerazzurri hanno sviluppato in media il 58% nella propria metà campo, dato molto differente rispetto alle gare nelle quali l’Inter ha giocato col 3-4-1-2, dove il possesso sviluppato nella propria metà campo è stato solo il 47% del totale. È però vero che il campione di gare è abbastanza ridotto, inoltre bisogna considerare che i nerazzurri spesso si sono trovati in situazione di svantaggio, per recuperare il quale sono stati costretti ad avanzare il loro baricentro.

Fase di possesso – sviluppo del gioco
Se la costruzione del gioco non presenta enormi differenze tra i due moduli, lo sviluppo presenta numerosi elementi di rottura tra le due disposizioni. La principale discriminante è la fluidità del 3-4-1-2, che prevede l’abbassamento di un mediano, la salita di un braccetto (addirittura, in alcune gare con D’Ambrosio titolare, questi è solito salire sulla linea degli attaccanti), ma soprattutto una disposizione fluida dell’altro mediano e del trequartista, che mutano la propria posizione a seconda della struttura difensiva avversaria.

Con il 3-4-1-2 l’Inter costruisce l’azione prevalentemente sulle fasce, grazie alla posizione aperta delle punte e al movimento dell’esterno che non occupa l’ampiezza, ma lo spazio intermedio. Lo sviluppo laterale del gioco mira ad attrarre la struttura difensiva avversaria sulle fasce per generare ricezioni nelle zone centrali del campo, dove la presenza di un trequartista potrebbe agevolare la rifinitura.

Nel pareggio casalingo contro il Parma, l’Inter ha sviluppato tantissimo il gioco sulle fasce; da notare gli 82 tocchi sulla fascia destra nella metà campo nerazzurra. Nella gara contro gli emiliani l’Inter ha eseguito ben 23 cross.

Purtroppo, però, lo sviluppo del gioco nerazzurro è deragliato da questo intento e ha comportato un’eccessiva ricerca di Lukaku spalle alla porta e la manovra è rimasta confinata alle fasce, con il cross dal fondo come principale soluzione per portare la palla in area con continuità. Lo sviluppo lento e ragionato del 3-4-1-2 porta tanti giocatori a salire nella metà campo avversaria per offrire nuove linee di passaggio al portatore, così da provare ad aggirare la difesa posizionale avversaria; ciò spesso ha fatto sì che la squadra portasse sopra la linea della palla tanti giocatori, trovandosi poi in difficoltà a gestire le transizioni negative.

L’Inter attacca a pieno organico, con Kolarov (braccetto sinistro) che si spinge sulla trequarti e con 6 giocatori sopra la linea della palla. Il velo di Brozovic consente alla Fiorentina di recuperare palla, e l’Inter non riesce neanche a organizzare una riaggressione che si trova subito a dover correre verso la propria porta, con D’Ambrosio chiamato ad affrontare in campo aperto Ribery. L’Inter ripiega lentamente e favorisce l’inserimento di Chiesa, che davanti ad Handanovic segna.

Il 3-5-2, invece, punta allo svuotamento del centro del campo, con movimenti ad aprirsi delle mezz’ali che vanno a sovrapporsi agli esterni, così da liberare la linea di passaggio centrale per le punte; queste si dispongono dunque vicine, mentre col 3-4-1-2 sono solite dividersi il campo orizzontalmente giocando distanti. La verticalizzazione sulle punte, anche se molto distanti dalla porta, consente alla squadra di poter attaccare in velocità e fronte alla porta, potendo così sviluppare l’azione rapidamente e con pochi tocchi, senza necessariamente portare troppi uomini sopra la linea della palla.

Handanovic apre per Perisic, che di prima intenzione serve Gagliardini sulla corsa (pattern tipico delle squadre di Conte). Con due tocchi l’Inter riesce ad arrivare nella trequarti avversaria; lo sviluppo veloce consente anche agli altri giocatori nerazzurri di invadere la metà campo avversaria attaccando fronte alla porta.

In questo modo vengono sfruttati maggiormente anche i corridoi centrali e si ha un’occupazione più ordinata del fronte offensivo. La grossa differenza tra i due schieramenti è che il 3-5-2 fa sì che la squadra possa giocare basandosi su uno scaglionamento offensivo rigido e su dei movimenti predefiniti, volti a liberare linee di passaggio verso le punte e a sviluppare attacchi veloci; il 3-4-1-2, invece, impone ai giocatori di trovare la giusta posizione e uno sviluppo del gioco più lento e ragionato, con la squadra che, a seconda dell’avversario, è chiamata a trovare le adeguate connessioni: la scelta di questo secondo modulo risulta certamente ambiziosa e necessita anche di un’apposita metodica di allenamento, volta a sviluppare la capacità cognitiva del giocatore, aspetto che, se non sufficientemente curato, può portare i giocatori a battere la via più sicura, senza mai cercare una reale alternativa, o peggio a trovare soluzioni offensive che sbilanciano la squadra.

Fase di possesso – Rifinitura e finalizzazione
Le fasi di costruzione e sviluppo condizionano ovviamente le fasi finali dell’azione. Il 3-4-1-2, sviluppando prevalentemente l’azione sulle fasce, porta la squadra a rifinire prevalentemente tramite cross, e infatti l’Inter nelle prime 8 giornate di campionato è stata la prima squadra della Serie A per cross eseguiti (14,6 a partita): la centralità di Lukaku nello sviluppo dell’azione ha spesso privato l’Inter di un saltatore e l’area è stata spesso occupata male, con i centrocampisti che non sempre sono riusciti a supportare adeguatamente l’azione.

Se nel 3-5-2 i giocatori attaccano l’area in maniera dinamica, col 3-4-1-2 la squadra attacca a possesso consolidato; in questa occasione, Kolarov si spinge sulla trequarti, in area ci sono ben 4 compagni, ma sono tutti spalle alla porta e facilmente controllabili. Kolarov passerà palla a Lautaro, che per cogliere di sorpresa il Parma farà un velo non compreso da Perisic. L’altra opzione di Kolarov sarebbe stata il passaggio per l’esterno, che molto probabilmente sarebbe andato al cross.

La rifinitura tramite cross è una soluzione inefficiente, soprattutto se i cross provengono dal fondo e da un’azione che si sviluppa lentamente; ciò spesso comporta per l’Inter numerose difficoltà nel riuscire a convertire a rete le occasioni create. L’Inter col 3-4-1-2 riesce in genere a raggiungere ricezioni in zone pericolose, ma non di rado l’ultimo o il penultimo passaggio viene sbagliato, complice la densità degli avversari disposti in difesa posizionale; quindi le scelte di gioco tendono ad essere meno aleatorie, e si punta più sulla quantità che sulla qualità delle occasioni.

La mappa dei passaggi partiti dallo spazio intermedio nella gara contro il Parma. La squadra spesso ha preferito allargare il gioco e raramente ha cercato il passaggio in direzione dell’area di rigore. Dei pochi passaggi tentati verso l’area, molti sono risultati forzati e dunque non hanno raggiunto il compagno.

Diverso è il discorso con il 3-5-2, con cui l’Inter ha ridotto quantitativamente i numeri delle azioni offensive, delle ricezioni sulla trequarti e delle occasioni prodotte, migliorandone però la qualità, oltre che la possibilità di sviluppare azioni veloci meno difendibili per l’avversario di turno. Con questo modulo, dunque, che è il marchio di fabbrica di Conte, lo sviluppo rapido dell’azione porta la squadra ad occupare meglio l’area, con un migliore scaglionamento dei centrocampisti (con una mezz’ala che si allarga e una che si inserisce nel mezzo spazio) e delle punte, che riescono a ricevere centralmente e in isolamento, così da poter giocare l’uno contro uno col difensore avversario spesso in campo aperto, senza trascurare la possibilità di poter servire gli smarcamenti verticali dei compagni che accompagnano l’azione.

La verticalizzazione verso le punte, stavolta abbastanza vicine, crea una prateria alle spalle dei centrali avversari, favorendo l’inserimento di Vidal. L’Inter riesce così a sviluppare un attacco rapido, creando una grossa occasione e poi portando Barella al tiro sulla respinta del portiere.

 In queste ultime gare, nonostante il valore xG per singolo tiro (rigori esclusi) sia rimasto pressoché invariato (intorno allo 0,13 xG/tiro), è aumentato il tasso di conversione, che è passato da 1,05 delle prime 8 gare di campionato a 1,44 delle ultime 3 gare; ovviamente va anche considerato il numero ridotto del campione delle partite.

Fase di non possesso
Il pressing è probabilmente l’aspetto del gioco nerazzurro in cui i due sistemi adottati dall’Inter nel corso di questa stagione si differenziano maggiormente. Il 3-4-1-2, per via della presenza di tre giocatori offensivi in campo, è strutturato in modo tale da limitare al minimo le fasi di difesa posizionale (che verrebbe invece eseguita dalla linea di 5 difensori, davanti i quali i due mediani dovrebbero coprire una porzione enorme di campo). Per far ciò, l’Inter ha esasperato il pressing, facendo registrare nelle prime 8 giornate il valore di PPDA medio più basso (più è basso il valore del PPDA, più elevata è l’intensità del pressing). Col 3-4-1-2 risulta quindi cruciale per l’Inter recuperare il pallone il prima possibile e preferibilmente nella metà campo avversaria, e i difensori nerazzurri sono spesso chiamati a giocare in parità numerica con gli attaccanti avversari, accettando l’uno contro uno: in un sistema così frenetico, che si regge molto sui duelli individuali, diventa importante non subire dribbling dagli avversari, in quanto, una volta perso un duello individuale, il campo si potrebbe aprire per gli avversari.

Calabria e Saelesmaekers vincono i rispettivi duelli contro Perisic e Brozovic, Vidal è costretto ad uscire liberando Calhanoglu che apre per Leao, che si gioca l’1v1 con D’Ambrosio.

Con un PPDA così basso risulta fondamentale per il 3-4-1-2 nerazzurro che tra il baricentro in fase di possesso e in fase di non possesso vi sia uno scostamento inferiore a 1; ad esempio, nella gara contro il Genoa, a fronte di un PPDA di 6,76, il delta tra il baricentro in fase di possesso e di non possesso ha toccato un valore pari a -0,45mt e infatti in quella gara l’Inter ha concesso ai rossoblù solo 0,01 xG; mentre nel derby a fronte di un PPDA simile (6,82), lo scostamento di baricentro tra fase di possesso e non possesso è stato di -2,87mt, coi rossoneri che hanno prodotto 2,06 xG (incluso il rigore di Ibrahimovic). Nelle gare in cui l’Inter si è disposta col 3-5-2, la pressione portata sull’avversario è stata sensibilmente ridotta, e la squadra ha giocato lunghe fasi di difesa posizionale, dovute anche al fatto che gli attacchi avversari non potevano svilupparsi con la velocità che si era apprezzata quando i nerazzurri si erano disposti col 3-4-1-2, e limitando la pressione solo nelle fasi immediatamente successive alla perdita del possesso.

In vantaggio di un goal, l’Inter si compatta nella sua metà campo, mantenendo le linee vicine e, di fatto, creando un imbuto centrale difficilmente aggirabile.

Questa differente filosofia è apprezzabile anche dai dati relativi al PPDA, che nelle gare in questione sono stati più alti della media stagionale dei nerazzurri; contro l’Atalanta è stato superiore a 11, contro il Sassuolo si è attestato a 19, col Bologna ha superato la soglia del 20, contro il Napoli è risultato superiore a 15, con la parziale eccezione della sfida di Cagliari, in cui il dato ha registrato un valore di 7,03. Questo atteggiamento più reattivo si evince anche dai dati relativi al baricentro in fase di possesso e di non possesso, con un delta maggiore tra le due fasi nelle gare in cui i nerazzurri hanno adottato il 3-5-2 (-11,86mt contro il Sassuolo, -13,02mt nella gara contro il Bologna). Ovviamente questi dati risentono anche dello sviluppo della gara: ad esempio, i dati contro Bologna e Sassuolo sono viziati dal fatto che l’Inter nelle fasi iniziali della gara è riuscita a portarsi in vantaggio, nella gara contro il Cagliari i nerazzurri fino a pochi minuti dalla fine sono stati in svantaggio, mentre nella gara contro il Napoli l’Inter ha alternato folate di pressing a fasi di difesa posizionale, e una volta in vantaggio si è schierata con un 5-4-1 particolarmente schiacciato.

Al di là dei dati, la differenza nel modo di stare in campo è evidente, perché, se col 3-4-1-2 l’Inter tenta di difendersi attraverso il possesso del pallone e del controllo degli spazi avanzati, col 3-5-2 l’Inter preferisce difendersi portando tutti gli effettivi sotto palla, mantenendo la squadra compatta (con le linee vicine) e soprattutto proattiva (basti vedere le uscite, anche preventive, dei centrali dalla linea difensiva, che vanno a rinforzare numericamente la linea di centrocampo).

Obiang prova a trasmettere il pallone dalla mediana alla trequarti; da notare la concentrazione della linea difensiva e soprattutto i movimenti a spezzare la linea di De Vrij (prima) e Skriniar (subito dopo), così da comprimere immediatamente lo spazio per la ricezione avversaria.

Di per sé, il 3-5-2 è un modulo molto difficile da attaccare quando si pone basso e compatto, anche perché la superiorità numerica nell’ultima linea consente ai difensori di poter difendere sempre in avanti; questo è un aspetto molto caro ad Antonio Conte, ma questo meccanismo di uscite deve essere compensato dalle scalate laterali dei centrali e dalle corse all’indietro della mezz’ala di turno per assorbire gli inserimenti avversari.

Il difetto della difesa in avanti in situazioni di difesa posizionale. Bastoni è uscito per raddoppiare Lozano, ma né il 95 nerazzurro né Sensi assorbono il taglio di Zielinski, che entra in area e serve Insigne. Una situazione simile si riproporrà nei minuti finali della partita, con Di Lorenzo che sfrutterà il medesimo corridoio per presentarsi davanti ad Handanovic. Ad esempio, Gagliardini è un giocatore molto abile nell’eseguire questo lavoro sporco di copertura delle uscite dei centrali assorbendo questa tipologia di inserimenti (e anche per questo motivo Conte se ne priva raramente).

Attaccare bene per difendere bene
Uno dei principali assunti del calcio contemporaneo, soprattutto per una squadra come l’Inter che applica alcuni principi tipici del gioco di posizione, è che la fase di possesso è propedeutica alla fase di non possesso; pertanto, una squadra che attacca bene, e che riesce a mantenere le corrette distanze tra i giocatori, una volta persa palla sarà in grado di riaggredire l’avversario per recuperare il pallone nel minor tempo possibile; per contro, una squadra che attacca male, con uno scaglionamento errato, un errato tempismo nell’occupazione degli spazi e tanti giocatori sopra la linea del pallone che di fatto non creano linee di passaggio verso il portatore palla, una volta perso il possesso del pallone si troverà disorganizzata e dovrà affrontare una transizione difensiva complessa. Questa differenza la si può vedere tra le due Inter che abbiamo visto in questa stagione.

Possiamo dunque affermare che l’Inter che gioca col 3-4-1-2 è una squadra che applica un gioco di possesso fatto di tanti passaggi spesso orizzontali, di una manovra lenta che costringe i giocatori a salire sopra la linea della palla, ma che di fatto non riescono a moltiplicare le linee di passaggio per far progredire il gioco, finendo per eseguire una circolazione a U che genera tanti cross di difficile conversione, ma che soprattutto espone la squadra alle transizioni avversarie. Il 3-5-2, nonostante sia un modulo che concede quantitativamente di più all’avversario e che, se interpretato in maniera passiva dai difensori, porta la squadra a difendersi a ridosso della sua porta, riesce però a disordinare la struttura difensiva avversaria e genera vantaggi posizionali, come quando con le verticalizzazioni dalle retrovie si riescono ad attivare le combinazioni tra le punte per risalire il campo; la rigidità dei pattern può risultare prevedibile, anche se la corretta esecuzione dei movimenti, unita alla velocità di trasmissione del pallone, rende gli attacchi nerazzurri difficili da contenere (soprattutto in campionato), senza compromettere l’equilibrio della squadra una volta persa palla.

In conclusione, risulta evidente come non esista un modulo migliore di un altro e come ogni modulo abbia i suoi pregi e i suoi difetti, anche in relazione ai principi di gioco; a far la differenza è il modo in cui “l’abito” si adatta ai giocatori che lo indossano. In questa fase del progetto tecnico pare piuttosto evidente che il 3-5-2, nonostante alcune criticità, sia il modulo che meglio si adatta alle caratteristiche dei giocatori in rosa.